Dalle pareti pendevano scuri drappeggi. Il mobilio era sovraccarico, scomodo, antico, in cattivo stato. Sparsi tutt'attorno giacevano molti libri e strumenti musicali, i quali non riuscivano pero' a dare alcuna vitalita' alla scena. Ebbi l'impressione di respirare un'atmosfera di dolore. Un senso di tetraggine greve, profonda, irriducibile, pendeva su tutto e tutto permeava. Al mio entrare, Usher si alzo' da un divano sul quale si trovava completamente sdraiato, e mi accolse con una vivacita' e un calore in cui mi parve a tutta prima di intuire una cordialita' eccessiva, un poco troppo rassomigliante allo sforzo obbligato dell'annoiato uomo di mondo. Mi basto' tuttavia uno sguardo al suo viso per convincermi della sua perfetta sincerita'.