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Avevo scoperto che l'arcana magia del dipinto stava nell'espressione così vivida, così perfettamente conforme alla vita stessa che mi lasciò dapprima sbalordito e infine confuso, soggiogato, sgomento. Con profondo, reverente timore, rimisi il candelabro nella primitiva posizione. Sottratta così alla vista la causa del mio intenso turbamento, cercai ansiosamente il volume che trattava dei dipinti e della loro storia. Apertolo al numero che designava il ritratto ovale, lessi le vaghe e strane parole che seguono: "Era una giovinetta di rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza. E funesta fu l'ora quando ella vide, e amò, e sposò il pittore. Era costui uomo dominato da un'unica passione, studioso, austero, e che nella sua Arte già aveva una sposa; ed ella era fanciulla di più che rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza; tutta luce e sorrisi, e giocosa come un giovane cerbiatto: piena d'amore e di tenerezza per tutte le cose, odiava solo l'Arte che le era rivale; temeva solo la tavolozza e i pennelli e gli altri fastidiosi strumenti che la privavano del volto dell'amato.
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