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 Non vi e' parte sia pur minima dell'architettura e della decorazione di quella camera nuziale che io non abbia ben visibile dinanzi agli occhi.
Dov'erano gli spiriti dell'altera famiglia della sposa allorche' per pura sete di oro essi consentirono che una fanciulla, una figlia tanto amata, varcasse la soglia di una stanza COSI' ornata?
Ho detto che ricordo minutamente tutti i particolari di quella stanza (per quanto io possieda pochissima memoria su argomenti di grave momento), eppure non vi era un sistema, un ordine purchessia, in quello sfoggio fantastico, che potesse avere una presa sulla memoria. La stanza era posta entro un'alta torre dell'abbazia merlata, era di forma pentagonale, e assai vasta.
Tutta la faccia meridionale del pentagono era occupata da un'unica finestra, un'immensa lastra intatta di cristallo veneziano, una singola invetriata, tinteggiata di una sfumatura plumbea, cosicche' i raggi sia del sole sia della luna penetrandovi attraverso cadevano sugli oggetti contenuti all'interno con un lividore spettrale.
Sulla parte superiore di questa sterminata finestra si stendeva l'intrico di una foltissima vite vergine arrampicantesi sin li' lungo le massicce mura della torre. Il soffitto, di quercia tetra, era altissimo, a volta, elaboratamente ornato dei piu' strani e piu' grotteschi esemplari di un capriccio semigotico, semidruidico.

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