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Le bottiglie dei vini più diversi e di cordiali, insieme a caraffe, boccali e flaconi d'ogni specie e dimensione e contenuto, erano sparpagliati in pittoresca profusione lungo tutta la distesa dell'asse attorno al quale, su alcune bare, sedeva una compagnia di sei persone che io farò il possibile di descrivere una ad una. Re PesteProprio di fronte all'ingresso, ed in posizione più elevata che non i suoi compagni, sedeva un personaggio che aveva tutta l'aria di presiedere quella illustre tavolata. Esso era così scarno e così alto che Legs ebbe a stupirsi non poco di trovarsi, fronte a fronte, con un uomo più magro di lui. Il suo viso era giallo come lo zafferano ed i suoi lineamenti, coll'eccezione d'uno solo, erano di così scarso rilievo da non meritare una particolare descrizione. La sua sola anormalità consisteva, dunque, nella fronte, la quale appariva tanto orribilmente ed eccezionalmente alta da far sorgere il dubbio che si trattasse d'una aggiunta di carne al di sopra della testa vera e propria. La bocca era corrugata in una espressione ch'io non saprei meglio esprimere che per quella d'una sinistra affabilità. Gli occhi, come tutti quelli di coloro che sedevano a quel consesso, lustravano del singolare brillio che producono i vapori dell'alcool. Egli era vestito, dalla testa ai piedi, d'un mantello nero, riccamente trapuntato di velluto di seta, avvolto attorno al corpo colla negligenza con cui sogliono avvolgersi le cappe spagnuole. Il suo capo era tutto ornato e come inghirlandato di negri pennacchi, simili a quelli dei carri da morto, e che egli badava ad agitare qua e là affettando un'aria di gaia consapevolezza. Egli stringeva inoltre, nella destra, un gigantesco femore umano con il quale, a quanto sembrava, doveva aver colpito, proprio allora, un membro dell'accolta per imporgli di cantare una canzonetta.

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