Scheda Film

 

 

TITOLO Morte di un matematico napoletano
REGIA Mario Martone
INTERPRETI Carlo Cecchi – Anna Bonaiuto – Renato Carpentieri
GENERE Drammatico
DURATA 108 min.   Colore
PRODUZIONE Italia 1992 – Premio speciale della giuria al Festival di Venezia.
Il film racconta l’ultima settimana di vita di Renato Caccioppoli. Il 1° maggio del 1959 un uomo maturo e distinto, anche se sporco, trasandato e ubriaco, viene fermato per controllo dalla polizia nella sala d’aspetto di III classe della stazione ferroviaria di Roma; il presunto vagabondo è in realtà il matematico napoletano Renato Caccioppoli, professore universitario geniale, eccentrico ed ex comunista, ben noto a Napoli. Nella settimana che lo separa dal suicidio, Caccioppoli incontra il fratello, l’ex-moglie, ma soprattutto incontra la sua città, Napoli, ormai sfuggente e tuttavia ancora densa di rumori e di fascino. Quindi, ritirata la pistola da una cassetta di sicurezza, nella notte tra l’8 e il 9 maggio si uccide. Lo trova, nella sua casa a Palazzo Cellamare, la domestica il mattino. Il film si conclude con il funerale del professore, a cui partecipa la Napoli accademica, assieme ai familiari e a qualche personaggio politico. L’unico che soffre davvero per la morte del matematico è il suo padrone di casa, un anziano marchese abituato a spiare alla finestra, tra fascino e paura, la vita del professore.

 


Michail Bakunin

Renato Caccioppoli nasce a Napoli nel 1904 da Sofia Bakunin, figlia dell’anarchico rivoluzionario russo Michail Bakunin e Giuseppe, noto chirurgo napoletano.
Figura di primo piano nella matematica italiana del '900, purtroppo poco noto ai più, si occupò principalmente di teoria della misura, equazioni differenziali lineari e non, equazioni ellittiche, teoria dei gruppi ed analisi funzionale.
Si iscrive in un primo tempo alla facoltà di Ingegneria e poi passa a quella di Matematica. Si laurea nel 1925, a soli 21 anni, discutendo la tesi con Ernesto Pascal; viene subito notato da Mauro Picone, caposcuola romano degli studi di analisi, che, comprendendone le eccezionali doti, lo fa nominare suo    assistente e lo coinvolge in importanti ricerche. Nel 1928 ottiene la libera docenza e nel 1931 è chiamato all'università di Padova, dove ricopre la cattedra di Analisi algebrica. Nel 1934 si trasferisce a Napoli dove insegna Teoria dei gruppi e Analisi Superiore fino al 1943 e Analisi Matematica fino alla sua morte.

E’ appena ventottenne quando nel 1932 l’Accademia dei Lincei gli conferisce il premio generale della classe di Scienze Fisiche.
La sua produzione matematica è costituita da un’ottantina di pubblicazioni che riguardano principalmente l’Analisi Funzionale. Il suo nome è legato al teorema di Barnach - Caccioppoli sull’esistenza e unicità di un punto fisso di una data trasformazione.

Intellettuale di ampia cultura, si è occupato di letteratura, filosofia, cinema e soprattutto musica. Personalità eccentrica ed anticonformista, ha avuto una vita sempre piuttosto problematica; è profondamente antifascista, e la sua passione per la politica lo spinge a sperimentare la vita dei barboni e dei poveri; fu arrestato per accattonaggio. Nel 1938 improvvisa un discorso contro Hitler e Mussolini in visita a Napoli e, insieme alla sua compagna Sara Mancuso, fa suonare “La Marsigliese” da un’orchestrina di un ristorante all’aperto.

Viene arrestato e si salva grazie all’intervento della zia Maria Bakunin, prima donna in Italia ad avere una cattedra universitaria e sua fervida estimatrice, che convince le autorità del fatto che il professor Caccioppoli era malato di mente; da qui la leggenda del matematico geniale e pazzo.

Nel periodo che trascorre nella clinica psichiatrica egli non interrompe i suoi studi di matematica e si dedica anche ad un’altra sua passione: il pianoforte.

Nel 1943 è tra gli organizzatori di uno sciopero, poi fallito, degli autoferrotranviari di Napoli.

Nonostante sia alcolizzato, gode di prestigio fra colleghi e studenti, ha tanti estimatori, ma anche qualche nemico, essendo una figura di spicco spesso scomoda. E’ un docente severo, in quanto nemico della banalità e della superficialità: in particolare non ammette negli allievi un linguaggio arcaico e vago, perché anche in questo si evidenziava, secondo lui, quel provincialismo, quel perbenismo che ha contraddistinto gli anni ’50.

Dopo la seconda guerra mondiale Renato Caccioppoli riprende la sua attività scientifica. Diviene membro corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, per esserne membro nazionale nel 1958. E’ socio nazionale dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli e dell’Accademia Pontaniana, socio corrispondente dell’Accademia Patavina di Lettere e Arti. Sono questi gli anni dell’adesione al Partito Comunista, senza mai prenderne la tessera, per una naturale indipendenza e forse per uno scetticismo di fondo. In effetti Caccioppoli non ha mai condiviso la politica del PCI su alcune questioni internazionali (è stato profondamente turbato dall’invasione dell’Ungheria nel 1956) e sulla dottrina scientifica ufficiale sovietica. Si impegna a fondo in politica, spesso tenendo comizi e manifestazioni indette dal Partito.

E’ stato tra i principali animatori dei “Partigiani per la Pace”, un’organizzazione unitaria di democratici, socialisti, comunisti, ma anche cattolici, che si batteva per il disarmo e contro lo schiacciamento dell’Europa occidentale nella logica del Patto Atlantico.

Caccioppoli partecipa all’organizzazione del napoletano “Circolo del Cinema”, uno dei primi esempi di cineforum del dopoguerra italiano.

L’ultima settimana della sua vita comincia il primo maggio, una ricorrenza emblematica che appare come un discrimine del tempo, ossia divide la Storia da un vissuto, quello che separa Caccioppoli dal suicidio. Egli si porta oltre: chiude i conti con la Storia e si avvia verso la morte senza rinnegare il legame con la vita.

In questo processo Caccioppoli accetta il rapporto con gli altri, verifica nel concreto i segni del proprio destino, torna nei luoghi che la Storia stessa ha lasciato: gli amici, la casa, l’ex moglie, la tipografia del Partito, la sua stessa città. Pur avendo deciso il suo destino, il professore sembra continuare ad occuparsi della vita, quasi ad assorbirla fino all’ultimo e si dà la morte verificando probabilmente un’incompatibilità fra il suo status interiore e il mondo esterno. Nessuno dei motivi che lo avrebbero condotto al suicidio appare però sufficiente a giustificare l’atto: non lo è la solitudine, né l’allontanamento da amici e discepoli, né la definitiva chiusura del rapporto con l’ex moglie, né l’incomprensione politica. Ogni motivo contribuisce, ma nessuno è decisivo.

 

 Alcuni pensano di descrivere la personalità di Renato Caccioppoli in termini di “genio e sregolatezza” ma, secondo Gerardo Marotta, questa definizione è impropria e legata “all’incomprensione e all’indifferenza che egli trovò intorno a sé, specie nella maturità, nell’Italia degli anni ’50 da poco uscita dal fascismo, così spenta e così intellettualmente pigra. In questo momento Caccioppoli sostenne ugualmente il ruolo di cavaliere dell’ideale di esperienze ed esigenze europee da cui era sgorgata la stagione delle avanguardie, con i suoi manifesti e le sue opere, con la sua speranza, presto sconfitta, di trasformare il mondo e cambiare la vita. 

Gide che lo conobbe in occasione di un suo breve viaggio a Napoli parla di lui in una pagina di diario con stupefatta ammirazione”.

La famiglia Caccioppoli ebbe fortuna a Napoli all’inizio del IXI secolo grazie ad una prospera attività commerciale. Tra i molti rami della famiglia bisogna notare una cosa curiosa: oltre ad essere imparentata con il celebre rivoluzionario Michail Bakunin, aveva anche vincoli con il capo del Partito Fascista Italiano, Achille Storace.

Un altro scienziato è presente nella famiglia: Francesco Caccioppoli, nato nel 1885 e morto nel 1904, anno in cui nasce Renato. Da giovane scienziato a Francesco fu affidata la direzione dell’Istituto Navale di Procida, poiché aveva vinto un concorso cui partecipò anche il suo stesso professore. Astronomo appassionato, Francesco Caccioppoli dedicò la sua vita all’osservazione del cielo.

Chiamò i suoi figli Sirio, Arturo, Perseo, Gemma ed Elettra

Si dice che una volta, andando a letto all’alba, dopo una notte passata ad osservare il cielo, come spesso faceva, la moglie, gelosa ed arrabbiata, gli chiese: “ France’, addo’ si’ stato?” E lui rispose: “Isabbe’, so’ stato co’ ddio”.

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