L'IBM E L'OLOCAUSTO  
 

Il peccato è tanto antico - molto più antico, in effetti, dei computer ai quali la International Business Machines Corporation, o IBM, deve oggi la sua fama.
La scheda perforata di Hollerit fu una grande invenzione. Una delle prime applicazioni commerciali di quello che sarà il sistema fondamentale per l'organizzazione delle informazioni e quindi per la nascita dei primi computer. Il suo inventore, Herman Hollerit, in pochi anni creò senza saperlo le fondamenta di una delle più importanti e significative aziende del XX secolo, quella che ben presto venne conosciuta in tutto il mondo con l'acronimo Ibm, International Business Machine.
Un'ombra, però, rischia di offuscare la storia di questo colosso tecnologico e della sua prima invenzione. Un'abbondante documentazione rivelerebbe l'impiego di quelle schede per la catalogazione dei milioni di ebrei che la Germania nazista decise in pochi anni di sterminare. Fu proprio grazie a quella piccola scheda perforata facilmente utilizzabile e leggerissima, che il Reich fu in grado di organizzare con precisione assoluta e senza dispendio di energie il censimento delle proprie vittime. E dimostra questa ipotesi anche con il caso dell'Olanda, Paese nel quale il sistema lavorò al meglio e il 73% degli ebrei furono deportati e sterminati, e quello della Francia, nella quale solo il 25% degli ebrei furono perseguitati perché un eroe della Resistenza sabotò il sistema delle schede perforate.

Scheda perforata usata nell'Ufficio della Razza delle SS


Per riuscire nel progetto, le gerarchie naziste decisero di mappare nel minor tempo possibile l'intera popolazione tedesca. Decisero, di dividere gli ebrei dai non ebrei. Non si trattava di un compito facile. Da una parte, esisteva un problema operativo da contemplare sul lungo periodo fatto di organizzazione e pianificazione dettagliate. Dall'altra, proprio per ridurre i tempi raggiungendo tempestivamente i tragici obiettivi, sarebbe stato necessario utilizzare le migliori risorse tecnologiche in circolazione. L'olocausto presupponeva metodo: catalogazione e archiviazione di dati, informazioni, particolari di ogni genere. L'Ibm, attraverso la controllata Dehomag proprietaria dei brevetti in Germania, avrebbe rappresentato una soluzione.
Dall'America, fu Thomas Watson - un "conquistatore" come lo definisce l'autore del libro - a rendere possibile questo rapporto. Lo stesso uomo che guidò l'Ibm verso la definitiva diffusione planetaria guardò, infatti, alla Germania anzitutto come un ottimo affare. La Germania nazista aveva un'esigenza e la tecnologia avrebbe potuto trovare una soluzione. La situazione, però, non favoriva le intenzioni.
Dal '33 al '39 le scelte del padrone dell'Ibm furono valutate secondo una fitta e complessa rete di rapporti con il potere politico ed economico sia statunitense che tedesco. Quello di Watson appare come un ragionamento di convenienze. Un mero calcolo capitalistico. Nel giugno del 1937 Watson ricevette dalle mani del Führer una medaglia per il suo contributo "imprenditoriale". In poco tempo la Germania nazista era diventata il secondo cliente dell'Ibm dopo il mercato statunitense.

Scheda perforata usata per i lavori forzati nei campi di concentramento

 
  Crittografia e sicurezza- A cura di Federica Serafini invia un' e-mail