Il corpo a corpo

L'intervista, genere nobile del giornalismo, è - o dovrebbe essere - un corpo a corpo, un momento di confronto tra due personalità, l'intervistato e l'intervistatore. Perciò, se vi accingete a fare un'intervista, dovete andare preparati. Conoscere, documentandovi, il più possibile del vostro interlocutore o della vostra interlocutrice. In modo che le vostre domande, nascendo da una reale conoscenza, siano appropriate ma anche curiose. E possano approfondire aspetti della vita o dell'opera di chi vi sta di fronte. Preparatevi  una scaletta di domande, pronti però  a lasciarne cadere qualcuna che dovesse diventare superflua; o ad inserirne altre al momento. 

Taccuino e registratore  

Taccuino. Il taccuino vi permette di fare "doppiamente" l'intervista, con le vostre domande, e un po' cominciandola a scrivere: vi permette di sottolineare da subito  i passaggi che vi sembrano più significativi. Il grande svantaggio è che non è del tutto fedele. E' molto facile modificare senza accorgersene, nel prendere appunti, il  modo di parlare e il pensiero dell'intervistato. 

Registratore. E’ senz'altro fedele, ci ritroverete parola per parola quello che vi hanno dichiarato gli intervistati.  Con i modi di dire, e persino gli intercalare, che vi aiuteranno in seguito a descrivere aspetti della persona. L'altro vantaggio del registratore è che potete fare l'intervista guardando in faccia l'intervistato, cogliendone espressioni e titubanze; e assorbire impressioni dall'ambiente. Lo svantaggio è che l'intervista al registratore va sbobinata, ci vuole tempo e attenzione nel riascoltarla.  

Comuni errori

Nella scrittura dell'intervista è facile commettere errori, perché normalmente, anche quando parliamo, il nostro vissuto si sovrappone a quello degli altri. Gli errori più comuni sono:

*** semplificare il parlato nello scritto: il parlato va un po' sfrondato, avendo però riguardo per le espressioni personali;

*** modificare avverbi e aggettivi  (prendendo i proprii,  errore facile ma difficile da scoprire);

*** modificare i concetti, il tono, il senso generale che l'intervistato dà a ciò che dice: è l'errore più grave, e purtroppo è molto comune. Il primo accorgimento per evitarlo è la preparazione scrupolosa dell'intervista. Il secondo, è l'ascolto attento. Il terzo:  ricordate che il protagonista dell'intervista è il vostro intervistato, non voi. Evitando protagonismi, starete più attenti a quel che l'altro dice. Ce ne sarebbe un altro, preliminare addirittura: la buona fede. 

(da: N.Tarantini, Laboratorio di scrittura, cit.)

 L’INTERVISTA E’ DUNQUE FATTA DI TRE MOMENTI:

1. LA PREPARAZIONE 

2. L’INTERVISTA VERA E PROPRIA 

3. LA SCRITTURA DELL’INTERVISTA. 

In quest’ultima fase, valgono le regole dette per tutti gli altri articoli: l’intervista deve avere un LEAD, che non necessariamente coinciderà (ma potrà coincidere) con la prima domanda che avrete fatto o con il momento iniziale dell’incontro. 

Avrà uno SVILUPPO, nel quale dispiegherete, possibilmente, le domande così come le avete poste, cambiare l’ordine potrebbe significare MANIPOLAZIONE, ma potrete scegliere il FUOCO dell’intervista, la parte delle domande e risposte cui darete più spazio (quasi mai è possibile SCRIVERE TUTTO QUELLO CHE CI HA DETTO L’INTERVISTATO). 

E avrà una CONCLUSIONE. 

Sono gradite al LETTORE, nell’intervista, notazioni ambientali e di ATMOSFERA, particolari sull’intervistato, sul luogo e l’occasione in cui si è svolta l’INTERVISTA…poco gradite osservazioni sull’INTERVISTATORE, che deve essere molto presente nel momento in cui svolge l’intervista, e tirarsi un passo indietro quando la scrive…

Nell’intervista, comunque, più che in un articolo qualsiasi, l’occhio e la penna del giornalista possono essere più PERSONALI, e pur senza mettersi in primo piano, senza NARCISISMI, il giornalista può restituirci il CORPO A CORPO che si è sviluppato, quando si è sviluppato, con l’intervistato. 

E RICORDATE: le interviste FINTE, con le domande non fatte a spezzare un MONOLOGO dell’intervistato…oppure con le risposte AGGIUSTATE alle domande alle quali l’intervistato non vi ha voluto rispondere, sono MOLTO DIFFICILI DA SCRIVERE E FACILI DA SMASCHERARE.