Questi devono essere stati, ed erano in realta', nelle note, come pure nelle parole delle sue vagabonde fantasie (poiche' non di rado egli si accompagnava con improvvisazioni verbali rimate), il risultato di quella padronanza intensa di se' e di quella concentrazione mentale cui gia' ho alluso e che e' osservabile soltanto in alcuni particolari momenti, allorche' l'eccitamento artificiale raggiunge il suo colmo. Sono riuscito a ricordare facilmente le parole di una di queste rapsodie. Forse ne fui tanto piu' fortemente impressionato perche' mentre egli me le recitava, nella corrente sotterranea o mistica del suo significato, mi parve di notare, e per la prima volta, una piena consapevolezza da parte di Usher del vacillare della sua ragione.