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Il nano esitò. Il re divenne scarlatto di collera. I cortigiani ridacchiarono. Trippetta, pallida come un cadavere, avanzò sino al seggio del monarca e cadendo in ginocchio dinanzi a lui lo implorò di risparmiare il suo amico. Il tiranno la fissò per alcuni istanti, evidentemente stupito di tanta audacia. Era talmente sbalordito che non sapeva che cosa dire o fare, e come meglio esprimere il suo sdegno. Alla fine, senza proferire una sola sillaba, la respinse violentemente lontano da sè, e le gettò in faccia il contenuto della tazza traboccante. La povera ragazza si alzò come meglio potè e senza neppur osare di respirare, riprese il suo posto ai piedi del tavolo. Seguì per circa mezzo minuto un silenzio di morte, durante il quale si sarebbe potuto udir cadere una foglia, o volteggiare una piuma. Questo silenzio fu interrotto da un rumore sommesso, ma aspro, prolungato e RASCHIANTE che sembrò provenire a un tratto da ogni angolo della stanza. - Perchè... perchè... PERCHE' fai quel rumore? - domandò il re voltandosi furioso verso il nano. Quest'ultimo sembrava essersi rimesso, almeno in gran parte, del suo malessere, e guardando fissamente ma tranquillamente il tiranno in faccia si limitò ad esclamare: - Io... io? Come posso essere stato io? - A me sembrava che il rumore venisse da fuori, - osservò uno dei cortigiani. - Credo fosse il pappagallo alla finestra che si aguzzava il becco contro i ferri della gabbia. - Devi aver ragione tu, - replicò il monarca, come se questa osservazione lo avesse molto sollevato; |
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