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Se mi e' consentito di applicare quest'osservazione in tutta la sua portata all'atteggiamento esteriore del mio conoscente, io la sentii, in quella memorabile mattina, ancora piu' completamente applicabile al suo temperamento e al suo carattere morale. Ne' so meglio definire quella peculiarita' di spirito che sembrava cosi' essenzialmente staccarlo da tutti gli altri esseri umani, se non chiamandola un ABITO di pensiero intenso e continuo, permeante anche i suoi gesti piu' banali, presente anche nei suoi momenti d'ozio, intersecantesi persino con i suoi sprazzi di gaiezza, simile agli aspidi che si torcono fuor degli occhi delle maschere ghignanti sui frontoni dei templi di Persepoli. Non potei tuttavia fare a meno di osservare ripetutamente, nonostante il tono misto di leggerezza e di solennita' col quale egli passava rapidamente da uno all'altro argomento di scarsa importanza, una certa trepidazione, come una nervosa MELLIFLUITA' di gesti e di parole, una eccitabilita' inquieta che mi sembrava inspiegabile e che in alcuni momenti persino mi preoccupava.
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