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     Era una notte insolitamente buia. Al grande Orologio della Piazza era scoccata la quinta ora della sera italiana. Tutto attorno al Campanile era silenzio e abbandono, e le luci dell'antico Palazzo Ducale stavano smorendo rapidamente. 
     Io rincasavo dalla Piazzetta, attraverso il Canal Grande, ma proprio mentre la mia gondola giungeva di fronte all'imbocco del Canale di San Marco una voce femminile proveniente dai suoi meandri lacero' all'improvviso l'immobilita' della notte, protraendosi in un unico forsennato, isterico, continuato urlo. 
     Colpito da quel grido, balzai in piedi, mentre al gondoliere sfuggiva di mano l'unico remo che si perdeva nelle picee tenebre senza alcuna possibilita' di recupero, cosicche' noi venimmo a trovarci in balia della corrente che in quel punto irrompe dal canale maggiore in quello minore.

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