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Con l'aumentare di
questa malattia cronica che si era con ogni
apparenza talmente radicata nel suo fisico da non poter essere
debellata con mezzi umani, io non potei non notare un analogo aumento
del suo stato d'irritazione nervosa e della sua eccitabilita' e
predisposizione alla paura per i motivi piu' comuni.
Riprese a parlare, e adesso con piu' frequenza e piu' pertinacia, dei rumori, lievi rumori, e dei movimenti inconsueti tra i panneggi, di cui gia'aveva fatto cenno in precedenza. Una sera, sul finir di settembre, ella sottopose con piu' energia del solito alla mia attenzione questo argomento conturbante. Si era appena risvegliata da un sonno agitato, mentre io ero rimasto ad osservare, con sentimento misto di angoscia e di vago terrore, le smorfie dolorose del suo volto emaciato. Sedevo a fianco del suo letto d'ebano, su un divano indiano. Ella si levo' parzialmente a sedere, e parlo' in un sussurro sommesso, ansioso, di rumori che aveva ALLORA uditi, ma che io non potevo udire; di movimenti che ella aveva ALLORA veduti, ma che io non riuscivo a scorgere. Il vento stormiva senza posa dietro ai cortinaggi e io desideravo dimostrarle (cosa che, debbo confessarlo, non riuscivo DEL TUTTO a credere) che quei sospiri pressoche' inarticolati, quelle lievissime variazioni delle figure sulla parete non erano che il risultato naturale della solita corrente d'aria circolante in perpetuo. |
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