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Ma il pallore mortale che le aveva ricoperto il volto mi aveva dimostrato che i miei sforzi per rassicurarla sarebbero stati inutili. Sembrava fosse sul punto di svenire e non vi era alcun domestico a portata di voce. Mi rammentai che in un angolo della stanza era stato posato un boccale di vino leggero ordinatole dai suoi medici, e mi diressi rapidamente da quella parte, ma mentre avanzavo sotto la luce del bruciaprofumi la mia attenzione fu attratta da due fatti che mi lasciarono sbalordito e perplesso. Avevo avuto l'impressione che un oggetto palpabile sebbene invisibile mi fosse passato lievemente daccanto, e notai che sul tappeto dorato, proprio al centro del vivido cerchio di luce gettato dal bruciaprofumi, si allungava un'ombra vaga, indefinita, di aspetto angelico, quale potrebbe essere immaginata l'ombra di un' ombra. Il mio cervello pero' era annebbiato da una dose eccessiva d'oppio, e non feci molto caso a queste mie impressioni, ne' vi accennai con Rowena. Presi il vino, riattraversai la stanza, riempii un calice che tesi alle labbra esangui della donna semisvenuta. Rowena si era pero' in parte riavuta e strinse da sola la coppa tra le mani, mentre io ricadevo a sedere su un vicino divano, gli occhi fissi sulla sua persona. Fu allora che avvertii distintamente un lieve rumore di passi sul tappeto e accanto al letto, e un attimo dopo, mentre Rowena era in atto di portare il vino alle labbra, vidi, o forse sognai di aver veduto, cadere dentro la coppa, come da un'invisibile sorgente zampillante nell'atmosfera stessa della stanza, tre o forse quattro gocce di un fluido luminoso di color rubino.

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