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 Ma perche' dovrei descrivere minutamente gli inspiegabili orrori di quella notte?
 Perche' dovrei soffermarmi a ripetere come, quasi a ogni attimo, sin quasi al sorgere della grigia alba, questo spaventoso dramma di riviviscanza si ripetesse; come ogni terrificante ricaduta non fosse che uno sprofondamento in una morte piu' assoluta e apparentemente piu' irrevocabile;
come ogni agonia assumesse l'aspetto di una lotta con qualche invisibile nemico; come a ciascuno di questi conati succedesse non so quale inspiegabile mutamento nell'aspetto fisico del cadavere?
Lasciate che mi affretti alla conclusione. La piu' gran parte di quella notte era trascorsa, e colei che era morta aveva riacquistato piu' e piu' volte parvenza di vita, e ogni volta con piu' vigore delle precedenti, benche' si levasse da una dissoluzione a ogni stadio sempre piu' spaventosa, nei disperati e vani sforzi per combatterla a ogni nuovo tentativo di rinascita.
Io avevo ormai da tempo cessato sia di lottare che di muovermi, ed ero rimasto a sedere immobile sul divano, preda smarrita di un turbine di emozioni violente, tra le quali la meno terribile, la meno divorante era forse un supremo arcano terrore.
Il cadavere, ripeto, si muoveva, e adesso piu' energicamente delle altre volte.

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