Distinte,
freddamente, calmamente distinte, caddero quelle poche semplici lettere
entro il mio orecchio e di lì come piombo fuso schizzarono
sibilando nel mio cervello.
Gli anni, molti anni, potranno passare, ma
la memoria di quell'attimo, mai! Nè io ignorai certo i fiori
e la vigna, ma la cicuta e il cipresso mi addugiarono notte e giorno.
Nè più tenni calcolo del tempo o del luogo, e le
stelle del mio destino svanirono dal firmamento, e la terra si
incupì, e le sue creature mi passarono davanti, simili a
vane ombre, e tra tutte queste io ne vedevo una sola: Morella.
I venti
dell'etere soffiavano entro le mie orecchie un unico suono, e le
increspature del mare mi mormoravano senza posa: - Morella. -
Ma ella
morì, e con le mie proprie mani io la calai nella tomba, e
risi di un lungo amaro riso quando, nella cappella funebre dove avevo
deposto la seconda, non trovai più alcuna traccia della
prima Morella.