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Hugh

Il più giovane, almeno all'aspetto esterno, era l'esatto opposto del suo amico. Per la statura, arrivava sì e no ai quattro piedi. Un paio di gambe, tozze ed arcuate, aveva l'ufficio di reggere un corpicciattolo pesante e massiccio dal quale penzolavano, corte e grosse fuori di misura, terminate da due pugni smisurati, le braccia che parevano le zampette d'una tartaruga di mare. Profondamente infissi nella testa, gli lustravano due occhietti d'un colore non precisabile, uno di qua e l'altro di là d'un naso il quale era rimasto come seppellito nella massa di carne della sua faccia rotonda e rubizza.

Il rigonfio labbro superiore posava su quello inferiore che era anche più rigonfio e dava a quella fisionomia un'aria di soddisfatto compiacimento di se stessa la quale era non poco accresciuta dall'abitudine che aveva il suo proprietario di leccarseli di tanto in tanto. Era indubitato che egli contemplasse il suo lungo compagno con un sentimento il quale, per una metà aveva della meraviglia, e della burla per l'altra. In certi momenti poi, lo guardava in viso al modo stesso con cui il sole rossastro del crepuscolo s'affissa in cima alle scoscese rupi di Ben Nevis.

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