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Per ordine sovrano quei quartieri furono messi al bando e fu proibito, sotto pena di morte, l'avventurarsi nella loro orrida e desolata solitudine. E nulladimeno non valse il decreto sovrano, non le alte barriere innalzate agli sbocchi delle strade, non la prospettiva d'una morte atroce che con ogni sicurezza avrebbe abbattuto l'incauto cui nessun pericolo era riuscito a dissuadere dall'avventura; nulla valse insomma, a che le case, senza più mobili e abitanti, non fossero dispogliate, in notturne scorribande, del ferro, del rame, del piombo e di qualsivoglia altro materiale, in breve, che potesse esser da esse ricavato e riuscire d'un qualche profitto.

Per modo che, come annualmente si procedette all'apertura delle barriere, ci s'avvide che le serrature e i chiavistelli e il segreto dei sotterranei, infine, erano stati una mediocre protezione alle grandi provviste di vini e di liquori che, per il rischio e le difficoltà del trasporto, numerosi bottegai di quei quartieri s'erano rassegnati ad affidare a quelle insufficienti difese.
E nondimeno, tra la gente colpita dal terrore, soltanto una minima parte attribuiva quelle spoliazioni ad esseri umani. Secondo il popolino, autori d'ogni malefatta eran soltanto gli spiriti della peste e i dèmoni della febbre. Storie da agghiacciare il sangue nelle vene erano sulle bocche di tutti e la zona proibita si trovò, man mano, inviluppata in un sudario di terrore così che il medesimo mariuolo, sgomento il più delle volte dalle paure che le sue stesse ruberie avevano provocate, rinunciava alle gesta e lasciava il vasto e desolato quartiere alle tenebre, al silenzio, alla pestilenza e alla morte.

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