immagine immagine altocentro immagine altodestra
immagine centrosinistra

immagine da inserire

Giunto che fui nel suo stanzino, lasciai il lume sulla soglia, e stornando la luce con una ventola, entrai senza fare il minimo rumore. Avanzai un passo e udii ch'egli respirava tranquillo. Ben persuaso, in tal modo, che fosse addormentato pienamente e profondamente, tornai alla porta, presi su il mio lume e, con esso nella mano, mi avvicinai di nuovo al letto. Le cortine eran chiuse; ed io le discostai lievemente per effettuare il mio piano: ma cadendo il vivo lume, in pieno, sul dormiente, i miei occhi furori portati, un istante, a soffermarsi sulla sua fisionomia. Lo guardai e mi sentii, nel contempo, agghiacciare in tutto l'essere mio. Mi sussultò il cuore, mi vacillarono le ginocchia e un insoffribile e inspiegabile orrore mi possedette l'animo all'istante. Respirando appena, in un convulso tremore, accostai ancor più il lume al suo volto. Erano quelli, erano proprio quelli i lineamenti di William Wilson? Vedevo, sì, ch'erano i suoi, eppure mi lasciavo assalire da un brivido di febbre, immaginando ch'essi non lo erano. Che cosa, in essi, aveva il potere di farmi confondere a tal segno? Non potevo distogliermi dal contemplarlo ed il mio cervello roteava in preda al delirio di mille pensieri in contrasto. Non era così, ah, no! Certamente non era così ch'egli m'appariva nelle ore normali, quando era desto. Lo stesso nome, la stessa figura, lo stesso giorno d'entrata a scuola! E ancora l'inspiegabile dispetto della contraffazione della mia andatura, della mia voce, delle mie abitudini! Rientrava nelle possibilità umane che quel ch'io vedevo, ora, fosse pure soltanto il risultato di quel suo continuo esercizio, dell'ironia crudele della sua imitazione? Al colmo del terrore, rabbrividendo, soffiai sul mio lume, uscii in silenzio dalla cameruccia e abbandonai, una volta per sempre, il recinto della vecchia scuola.

immagine destracentro
immagine bassosinistra immagine bassocentro immagine bassodestra