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Il vino corse a fiumi e non mancarono, com'è naturale, altre e più pericolose fonti di dolce ebrezza, così che, quando furono annunciati i primi deboli chiarori dell'alba, noi avevamo appena toccato il vertice del nostro stravagante delirio. Incendiato come ero dall'alcool e dalla demoniaca febbre del giuoco, mi accanivo a ricominciare un brindisi della più volgare insolenza, allorché la mia attenzione fu distratta dallo spalancarsi improvviso d'una porta e dalle precipitate parole d'un servo: egli mi disse che un personaggio, il quale dava a vedere d'essere divorato dalla fretta, chiedeva di potermi parlare nell'atrio. Al colmo del delirio alcoolico, quella interruzione inaspettata, lungi dal meravigliarmi, mi arrecò quasi un senso di sollievo, e raggiunsi così, di passo incerto, il vestibolo. In quella bassa stanzetta non v'era altro lume che quello medesimo dell'alba veniente, il quale pioveva stento, attraverso agli oscuri vetri d'una finestra ad arco. Al momento di porre il piede sulla soglia, intravvidi la figura d'un giovane che sembrava della mia stessa statura e portava una veste da camera di cachemire bianco, tagliata secondo la moda più recente, in tutto identica a quella che, in quello stesso istante, avevo indosso lo. A quel fioco lume, non mi fu possibile distinguere la fisionomia del giovane, anche perché questi, non appena entrai, mi si fece all'improvviso da presso e afferrandomi un braccio in un gesto d'impazienza, bisbigliò, al mio orecchio, le due parole: William Wilson. |
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