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La mia ubriachezza fu dispersa in quell'attimo. V'era qualcosa, nel comportamento dello straniero, in quel suo vibrare il dito levato davanti ai miei occhi contro la luce, che mi paralizzò di meraviglia. E nondimeno non poté esser ciò - quel qualcosa, dico - a sconvolgermi l'animo: l'esuberanza, bensì, dell'ammonimento solenne che era in quel nome pronunciato da una voce bassa e come fischiante e, sopra ogni altra cosa, il tono, il carattere, il senso di quelle sillabe, affatto familiari e nondimeno mormorate come da un magico potere, le quali risvegliarono un nugolo di memorie sopite, e mi penetrarono come d'un brivido elettrico. Non mi ero ancora rimesso da quella scossa che il mio visitatore era gia scomparso. Quantunque vivo e operante, l'effetto che un tale avvenimento produsse su di me ebbe, nondimeno, breve durata. Durante alcune settimane - è vero - m'avvenne di andare attorno a far ricerche, come pure di restare a lungo assorto in profonda riflessione. Non che cercassi di nascondermi l'identità del misterioso personaggio che mestava con tanta irriducibile caparbietà nei miei piaceri privati e m'infastidiva coi suoi ammonimenti! Ma chi era, infine, codesto Wilson? Di dove veniva? E che cosa voleva? Non seppi dare alcuna risposta a queste domande: seppi soltanto che, per un improvviso accidente occorso alla sua famiglia, egli era stato costretto ad abbandonare la scuola del dottor Bransby poche ore dopo che io stesso ne ero fuggito. Ciò nondimeno, di lì a qualche tempo, tutta quella storia fini con l'uscirmi affatto di mente e non mi occupai più che della mia partenza per Oxford - del resto già da tempo disposta - dove, ben equipaggiato com'ero dalle stolte e vanagloriose prodigalitàdei miei, |
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