![]() |
Avevo, sempre, sino allora, subito passivamente d'essergli soggetto. Il profondo rispetto col quale mi ero abituato a venerare il suo nobile carattere, la maestà del suo sapere, la sua onnipotenza e apparente onnipresenza, in una sorta di paura che m'ispiravano taluni tratti della sua indole, m'avevano persuaso d'esser debole e del tutto indifeso dinanzi a lui e, insieme, m'avevan consigliata una totale sottomissione - per quanta amarezza e disgusto potesse costarmi - alla sua arbitraria dittatura. Negli ultimi mesi mi ero consacrato all'alcool con una assoluta dedizione, con l'effetto ch'io ero reso ogni giorno più insofferente di qualsiasi controllo. Cominciai così, a mormorare, ad esitare, a resistere, infine. Fu forse una follia credere che l'ostinazione di colui che s'era eletto a mio carnefice sarebbe stata attenuata dalla mia fermezza? È probabile che fosse così. E nondimeno io mi sentii, poco alla volta, animato da una nuova speranza e cominciai a nutrir fede, in segreto, che sarei riuscito a liberarmi da quella schiavitù. Nel carnevale del 18... ero a Roma. Una sera mi recai a un ballo in maschera che aveva luogo nel palazzo del napoletano Duca di Broglio. Essendomi abbandonato, più del consueto, ai piaceri dell'alcool, l'atmosfera soffocante delle sale da ballo, gremite d'una folla variopinta, mi esasperò fino al punto d'essere incapace di sopportarla oltre. |
|
![]() |
![]() |