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Il mio sguardo si sposto' dal ritratto al volto del
mio amico, e le veementi parole di Chapman nel suo "Bussy d'Amboise" mi
salirono istintivamente alle labbra: - Su! - esclamo' infine, accostandosi a un tavolo di argento massiccio sfarzosamente smaltato, sul quale erano posate alcune coppe meravigliosamente colorate unitamente a due grandi vasi etruschi modellati nella medesima foggia inconsueta dell'anfora che appariva nel primo piano del ritratto, e che mi parvero colmi di Johannisberger, - su! - ripete' bruscamente, - beviamo! E' presto... ma beviamo ugualmente. E' presto DAVVERO, - continuo' in tono pensoso, mentre un cherubino faceva risuonare la stanza della prima ora dopo il levar del sole col suo pesante martello dorato... - E' presto DAVVERO, ma che importa! Beviamo! Versiamo una libagione al solenne sole lassu' che queste lampade sfacciate e questi turiboli sono tanto impazienti di offuscare! - |
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