Ma
era ormai venuto il tempo in cui il mistero dell'atteggiamento di mia
moglie mi opprimeva come un sortilegio: non riuscivo più a
sopportare il tocco delle sue esili dita, nè il tono
sommesso della sua musicale favella, nè lo sfavillio dei
suoi occhi malinconici. Ella comprendeva tutto ciò, ma non
si ribellava; sembrava essere conscia della mia debolezza o della mia
follia, e sorridendo chiamava questo Destino.
Sembrava anche
consapevole della causa a me sconosciuta di questa graduale alienazione
del mio affetto, ma non mi fece mai cenno o spiegazione della natura di
questa causa.
Ma era sempre donna, e di giorno in giorno si struggeva.
In breve una macchia vermiglia si fissò inesorabile sulle
sue guance, le vene azzurre sulla sua pallida fronte risaltarono
dolorosamente; a volte mi sentivo sciogliere di pietà, ma
subito incontravo lo sguardo dei suoi occhi carichi di significato, e
allora la mia anima si ritraeva angosciata e stordita dello stordimento
di chi si chini a fissare un cupo insondabile abisso.