Dovrò
dunque dire che attendevo con un desiderio ansioso, divorante, il
momento del trapasso di Morella?
Eppure è vero, ma il
fragile spirito si avviticchiò al suo abitacolo di creta,
per molti giorni, per molte settimane e tediosi mesi, sino a che i miei
nervi tormentati ottennero il dominio della mia mente, e il ritardo mi
infuriò, e con cuore demoniaco maledissi i giorni, le ore,
gli amari momenti che sembravano allungarsi senza fine mentre la sua
dolce vita declinava così come si allungano le ombre nello
smorire del giorno.
Ma una sera d'autunno, mentre i venti sostavano
immoti nel cielo, Morella mi chiamò al suo capezzale. Una
incerta foschia avvolgeva tutta la terra, e dalle acque si levava un
caldo riflesso, e tra le opulente foglie della foresta autunnale
un'arcobaleno era certamente caduto dal firmamento.