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Il bizzarro spirito dei cieli, s'io non m'inganno, si manifestava, non soltanto nell'orbe fisico della terra; nelle anime, bensì, nelle fantasie e nelle meditazioni degli uomini.
Noi sedevamo, a notte, entro le mura d'una nobile sala nella lugubre città chiamata Tolemaide: eravamo sette e stavamo chini in cerchio su alcune grandi ampolle di vino di Chio. E la nostra sala non aveva ingresso se non da un'alta porta di bronzo, e la porta era opera dell'artefice Corinnos ed era opera di rara fattura; essa si serrava, pertanto, dall'interno. Negri cortinaggi nella tenebrosa aula coprivano la luna ai nostri sguardi e le lugubri stelle in una con essa, e ancora le vie deserte... ma il presentimento e il ricordo del Male non erano in tal modo esclusi. E v'eran cose, a noi d'attorno, delle quali io non posso dar conto esatto... ed esse erano materiali e anche spirituali... una cotale pesantezza nell'aria... un senso di soffocazione... un'ansia... e, sopra tutto, quella terribile condizione dello spirito che le persone ammalate di nervi provano allorchè i loro sensi sono acutamente desti e vigili e le facoltà, per contro, del pensiero, torpide.
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