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Una invincibile pesantezza gravava nell'atmosfera attorno a noi. Essa gravava sulle membra nostre... sui mobili della casa... sulle tazze cui attingevamo per bere... ed ogni cosa era depressa e abbattuta per quella... ogni cosa, eccetto le sette fiammelle delle sette lampade che illuminavano il nostro festino. Quelle esili larve di luce si levavano alte e ardevano pallide e immote; e nello specchio che aveva creato il loro lume al di sopra della tavola d'ebano, rotonda, attorno alla quale eravamo adunati, ognuno di noi mirava il proprio volto sbiancato e l'inquieto folgorar degli occhi bassi dei suoi compagni. E ridevamo, tuttavia, e a nostro modo eravamo in allegria... una sorta d'isterismo: e cantavamo i canti di Anacreonte... che sono espressioni, per l'appunto, di follia: e bevevamo anche molto... sebbene il purpureo vino dovesse rammentarci il sangue. E v'era nella nostra aula un altro ospite, nella persona del giovane Zoilo. Stecchito, egli giaceva lungo disteso, avvolto nel suo sudario. Egli era insieme il demone ed il genio della scena.
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