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Tremolando alquanto tra i cortinaggi dell'aula essa venne a stare, alfine, in piena vista, sulla superficie della porta di bronzo. E l'ombra era vaga e indistinta e informe, e non era l'ombra d'un uomo e neppure d'un Dio... nè d'un Dio della Grecia, nè d'un Dio di Caldea e neppure d'un Dio d'Egitto. E l'ombra s'arrestò sulla soglia di bronzo, e sotto l'architrave della porta, e stette immota e non disse verbo ma s'affissò e colà rimase. E la porta sulla quale s'era posata l'ombra, s'io ben rammento, era proprio dinanzi ai piedi del giovane Zoilo avvolto nel sudario. Ma noi - i sette - colà adunati, come vedemmo l'ombra uscirsene di tra i cortinaggi, non osammo guardarla fissa, ma abbassammo gli occhi e ci ostinammo nello specchio d'ebano. Io soltanto, il greco Oinos, trovai il coraggio, infine, di bisbigliare talune parole e richiesi l'ombra donde venisse e a quale nome rispondesse. E l'ombra disse allora:"Io sono OMBRA, ed ho la mia dimora accanto alle catacombe di Tolemaide, affatto vicina ai foschi campi di Helusione che si stendono lungo il sozzo canale Acheronteo".
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